DANTEDÌ

Il 25 Marzo si celebra il Dantedì, prima giornata nazionale dedicata a Dante.

Anche il nostro Istituto intende cimentarsi a rendere omaggio al sommo Poeta, simbolo della cultura e della lingua italiana; ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile. Studentesse e studenti, docenti e genitori si ritroveranno  condividendo letture di versi e approfondimenti rispondendo così all’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo#Dantedì #ioleggoDante, ma anche all’iniziativa già avviata del nostro istituto  #percorsidiVersi.  

Il primo brano è rivolto agli alunni della Vitrioli

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io” è un sonetto di Dante e fa parte della raccolta “Rime” . In questo sonetto Dante si rivolge idealmente agli amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni e manifesta il desiderio di fare un viaggio con loro per trascorrere il tempo felicemente nella gioia di stare insieme.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

Il secondo brano è rivolto agli alunni della Principe di Piemonte

E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139).

Dante, preceduto dal grande Virgilio, sommo poeta della latinità (il suo duca, cioè condottiero/guida attraverso quei luoghi), imbocca un percorso sotterraneo (un cunicolo: Dante immagina sotto terra l’Inferno) nascosto. I due lo percorrono senza indugio, senza fermarsi nemmeno per un attimo a riposare, animati dalla smania di abbandonare quel luogo orribile e ritornare finalmente sulla superficie terrestre. Alla fine, attraversata un’apertura rotonda, Dante e Virgilio escono e possono, finalmente, rivedere il cielo e le stelle che lo illuminano.

“Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;

e sanza cura aver d’alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.”