“PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI” – LUIGI GARLANDO

“Ero l’uomo più felice del mondo nel giorno più brutto per Palermo, che aveva perso il suo uomo migliore. Quell’uomo era morto anche per me, per difendere i miei negozi, la mia casa, la mia città. Per lottare contro il mostro al posto mio aveva rinunciato ad avere un figlio, cioè alla gioia più grande che si possa provare sulla terra. Nessuno meglio di me quel sabato di maggio poteva capire i suoi sacrifici.”

“ Per questo, papà, io mi chiamo Giovanni?” “Sì. Per questo ti chiami Giovanni”.

La metafora di consapevolezza che la lettura del libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, ha donato ai nostri alunni delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado “D. Vitrioli” è che lo Stato è come la scuola, ove il preside e i docenti operano per il rispetto della legge da parte di tutti e, di fronte agli atteggiamenti del compagno prevaricatore che  obbliga gli altri bambini a dargli i soldi, il protagonista della storia si rifiuta, subendo varie angherie che restano impunite perché nessuno sembra aver visto quanto accaduto.

In questo modo si creano due leggi, quella giusta della maestra e quella illegale del compagno più forte che rappresenta la mafia alimentata dall’omertà.

È importante leggere il testo di Luigi Garlando in quanto, come affermato nella prefazione da Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni è fondamentale educare le giovani menti: ”Mi auguro che questo libro venga molto letto e molto commentato, che faccia parlare della giustizia …”